Amico. Una parola che, in qualunque lingua sia essa tradotta, significa sempre la stessa cosa. Un rapporto, un sentimento, un sentire verso un’altra persona. Qualcosa di potente, che pianta delle radici estremamente profonde dentro l’anima umana.

Oggi, dare una definizione dell’amicizia sembra essere cosa difficile. Occorre sempre ricorrere a frasi come “Un amico è colui che…” o “colui che non…”, sottintendendo con questo che la qualifica di amico dipende in tutto dalle azioni di qualcuno.

Ma la realtà vera è che l’amicizia è forse l’espressione più alta che l’essere umano possa sperimentare di quell’amore che, altrimenti, resta prerogativa di più alte dimensioni.

L’amore più puro, non inficiato da attrazione o disattrazione sessuale, ma che per questo non la esclude, semplicemente non ne dipende. Un amore che travalica persino quello per i propri figli.

Per questo l’amicizia è un sentimento così raro da sperimentare davvero: perchè quando si ama un amico, lo spazio ed il tempo si annullano. Vi è vera unità tra l’amante e l’amato. Un amore androgino e asessuato, nel senso di non dipendente dal sesso.

Conosco bene la cognizione italiana del termine amico, che esclude, ad esempio, risvolti sessuali dell’amicizia. Un vero peccato, una concezione castrante e riduttiva di un sentimento che, invero, non dovrebbe per nulla escludere alcuna forma di apertura, perciò neppure quella sul piano sessuale (naturalmente sussistendo un’intesa su questo piano) ma che, in assenza di tale aspetto, sussiste ugualmente.

E’ un amore enorme quello prodotto dalla vera amicizia. Veramente un raro tesoro da trovare. Ma anche qualcosa che non abbisogna di essere rinvigorito. Un amore che, al pari della luce, è già ovunque e non deve viaggiare, crescere, rafforzarsi. Un amore che non può diminuire, cadere, cambiare.

Neppure con la morte, o il distacco dello spazio e il silenzio della lontananza.

Vi è un riverbero nel cuore, quando l’amico non c’è. Per quanto tempo stia lontano, anche per un’intera vita, l’amico ha sempre un posto nel cuore di chi lo ama come tale.

Molto tempo fa, ricordo di avere avuto un amico. Una persona con la quale abbiamo trascorso molto tempo insieme, e con cui vi era un’incredibile identità di pensiero e di cuore. Poi venni ordinato Monaco. Lui era laico, faceva il commerciante ed era piuttosto benestante, ragion per cui non aveva voluto seguire la mia stessa strada, anche se mi aveva affiancato per tutto il cammino.

Dopo pochi mesi dalla mia ordinazione, un giorno mi prese da parte e, con uno sguardo che non credo dimenticherò mai, mi disse che ero troppo cambiato nel corso degli anni e che per questo non desiderava più avere nulla a che vedere con me. Non lo vidi mai più ma il posto di quella persona nel mio cuore non venne mai a svanire. Neppure oggi, a più di cinquant’anni di distanza, quel posto è cambiato di un solo atomo o il mio sentire si è modificato in qualunque modo. Se lo rincontrassi oggi, mi rendo conto che il tempo non sarebbe trascorso e neppure esistito.

Quando ne parlai con il mio amato Maestro, poco tempo prima della sua scomparsa, ricordo ancora che gli descrissi l’accaduto dicendo che “avevo perso un amico” a causa della mia ricerca.

Lui così mi rispose:

“No, T. Ti sbagli. Tu, grazie al sentire che hai potuto sperimentare, hai realizzato al tuo interno la chiara coscienza dell’amore; quella persona, al contrario, abbandonandoti, ha purtroppo dimostrato di non avere mai neppure toccato quella dimensione.

Ora dimmi: chi di voi due ha davvero perso qualcosa?”

Una risposta a I Sussurri del Lama: amicizia, coscienza dell’amore.

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