Quando il Buddha predicava la povertà, lo faceva a ragion veduta. Non per un capriccio, non per falsa convinzione (dato che proveniva da famiglia estremamente ricca) e neppure per motivi morali o etici.

Il suo parlare di povertà veniva direttamente dalla consapevolezza dell’importanza del non attaccamento agli oggetti materiali. Il denaro è un mezzo, uno strumento che oggi serve per “fare“, e come tale dovrebbe essere vissuto. Nel momento stesso in cui diviene mezzo per soddisfare i propri bisogni e desideri, allora da “strumento per fare” si trasforma in “scusa per non essere“.

Il bisogno smodato di denaro, il vivere immersi nel lusso, per quanto piacevole, porta ad una sola cosa: a dimenticarsi di ciò che davvero è reale. In un mondo in cui ogni cosa viene giudicata sulla base del suo prezzo, anche le idee vengono spesso considerate solo sulla scorta della loro validità commerciale, dimenticando che non è possibile giudicarle dal punto di vista del  loro potere commerciale, giacchè quest’ultimo viene determinato da un mercato completamente falso, drogato, orientato alla più totale superficialità, sulla base di una fulminea obsolescenza pianificata e generato grazie alla creazione di bisogni spesso del tutto iniqui quando non addirittura, come molto spesso accade, irreali.

Nel corso della mia vita ho disquisito spesso del denaro con il mio amato Maestro, che mi aveva personalmente spinto a studiarne a fondo le leggi e i segreti. Di tutto quello che ci siamo detti ricordo in particolare il discorso che mi fece in una calda mattina estiva, mentre passeggiavamo per le vie del paese dove ci eravamo recati in visita ad un piccolo monastero.

“In questo mondo la consapevolezza del potere è estremamente pervertita, complice forse il periodo storico e  anche la lontananza sempre più grande dell’uomo dalle sue radici interiori.

Oggi il potere viene inteso sempre come manifestazione della possibilità di… Sempre “di” qualcosa. Di fare questo, di comprare quello, di andare in quel luogo, di possedere la tal cosa. Persino le leggende sono permeate del concetto di un potere che ha bisogno di un oggetto per manifestarsi. Guarda le leggende sulla magia nordica; senza la sua bacchetta magica, o senza il suo bastone magico, sembra che il mago divenga improvvisamente impotente.

Ma il potere non è “potere di”. Il potere è. Solamente questo. Il denaro ne è un simbolo peraltro fallace, un simulacro ingannevole del vero potere, che non ha bisogno di nulla, tanto meno del denaro, di una bacchetta magica o dell’aiuto di qualcuno o qualcosa. Si possono realizzare diversi livelli di consapevolezza del potere, per cui la capacità operativa sarà semplicemente commisurata a tale livello di realizzazione, ma considerare il denaro come strumento di misura del potere di un essere umano o, peggio ancora, come misura del valore intrinseco di un essere, di un’ideale o di qualunque altra cosa, significa mettersi in ginocchio di fronte alla madre di tutti gli inganni.

Fai tutto il denaro che puoi, caro T, ma poi ricordati di sbarazzartene per tutto quanto non riguarda i tuoi veri bisogni. Altrimenti ti ritroverai prigioniero in una prigione da cui persino i grandi stentano a volte ad uscire.”

7 risposte a I Sussurri del Lama: il falso valore del denaro.

  • Certo che questo fantomatico Lama T. scrive proprio come Franz! Stesse idee, stesso modo di esprimersi. Ssarebbe intereesante vedere l’originale inglese…

    • Troppo onore, Frostbite! In realtà, come ben sai, LamaT è un tibetano che scrive in inglese. Forse il fatto che si esprima come me dipende dal fatto che non sono un traduttore professionista… in effetti ci metto molto del mio quando traduco, ma onestamente non so come altro rendere giustizia alle parole di quest’uomo.
      Tuttavia, per fugare ogni dubbio, se lo desideri inoltro al tuo indirizzo di posta il testo originale di questo articolo, così come mi è arrivato da LamaT. Non lo pubblico qui per il semplice motivo che non desidero (per motivi personali e per espressa richiesta dell’autore) per ora che questo sito, e in particolare gli scritti di LamaT, vengano classificati dalla sezione anglofona di Google.
      Fammi sapere.
      Grazie del passaggio e del commento.

  • si mandalo, grazie

  • Ciò che conta è che non venga distorto il senso e il significato profondo deldiscorso e credo che in questo il nostro Franz sia più che capace, inoltre non si può che ringraziarlo nel tradurre a quelli che come me non masticano le altre lingue.
    GRAZIE FRANZ!!!!!!!!!

  • Anch’io ti ringrazio Franz per la tua bravura, non conoscendo l’inglese non potrei leggere gli scritti inviati dal lama T.

    :prrr:

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