simboloantaratman-yoga Quando nel 2009, in tandem con Lama T., gettammo le basi di Antaratman Yoga, avevamo ben chiara soprattutto una cosa: non si sarebbe trattato di una via o di un nuovo modo di promulgare una qualsiasi pratica yogica.

Con questo concetto ben fisso in mente, abbiamo sperimentato per due anni assieme, in Italia, poi Lama T. è dovuto tornare in India, dove l’avevo conosciuto e dove tutt’ora risiede. Poi abbiamo continuato a lavorare assieme, affinando, sperimentando (anche se ognuno a casa sua) quelle che oggi costituiscono le logiche che contraddistinguono Antaratman Yoga.

Pranayama e Mantra: questi i pilastri portanti del metodo che portano alla Meditazione, il terzo pilastro che coincide anche con l’obiettivo della pratica.

Pranayama intesi come respirazione, come pratiche serie e definite, ma con una conseguente fase di applicazione, quella del suono. Ad uno specifico Pranayama corrispondono ben definite pratiche con il suono. Non ci limitiamo quindi a parlare di Mantra, ma andiamo oltre, per entrare nel territorio della vibrazione prodotta dalla voce. Una vibrazione che, potenziata dal Pranayama precedentemente eseguito, si “infila” in una qualità prevista e predefinita, producendo nel praticante l’apertura di uno “spazio” altrettanto definito.

Quello spazio diventa l’ambito, la predisposizione in cui avverrà la Meditazione successiva. Una Meditazione in qualche modo guidata quindi, ma non dalle parole, quanto dalla qualità.

Il metodo prevede diversi pranayama, ovviamente, ma non solo: prevede anche il modo di insegnarli a chi non li conosce. Quella della respirazione è una pratica straordinaria, che riguarda l’attività primaria dell’uomo, quella che lo accompagna dal primo all’ultimo istante di vita.

Allo stesso modo, anche i suoni sono diversi. Non solo Mantra, come accennato prima, ma un vero e proprio “arsenale vibrazionale” da usare con attenzione, in tandem con le tecniche di respirazione previste. E, come per queste ultime, anche per il suono abbiamo il modo di insegnare a chiunque le tecniche per produrlo.

I contenuti non sono cambiati: quello che è nuovo è il modo di “assemblarli” in funzione di quello che vogliamo ottenere: uno stato. A tal respirazione consegue talaltro suono. La concatenazione dei due produce lo spazio di meditazione desiderato. Qui sta il metodo e qui sta la novità.

E se posso essere sincero, nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza la grandissima conoscenza di Lama T., la sua esperienza nell’insegnamento e tutta la sua dedizione di una vita consacrata a “dare” senza risparmio.

Antaratman Yoga è anche una sorta di cantiere in continua evoluzione. Nuove tecniche vocali a volte fanno capolino, nuove associazioni tra tecnica respiratoria e suono prodotto poi.

Per questo considero questo momento come meraviglioso inizio di una nuova avventura.

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